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Nino Pezzella – Femminielli –

Nino Pezzella Feminnelli_1courtesy Complus Events

Nino Pezzella Feminnelli_2 courtesy Complus Events

 

Complus Events

presenta

in anteprima italiana 

un film di Nino Pezzella

Femminielli, 2001-2014

16mm su DCP/Blu-Ray, colore, sonoro, 113 min.

Distribuzione: Complus Events

Premi:

2014 – Hessischer Filmpreis (Kategorie Experimentalfilm)

2015 – Preis der Deutschen Filmkritik (Bester Experimantalfilm) Verband der deutschen Filmkritik

 

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Rencensioni degli spettatori:

Ieri sera ho avuto modo di arricchire il bagaglio del mio sguardo, attraverso una visione poetica e profondamente toccante di una realtà pura e miracolosamente incorrotta, fatta di storie vere, trasparenti e autentiche, inserite in un contesto di secolare teatralità popolare e di sincretismo cattolico, in cui il degrado circostante non solo non ne scalfisce la bellezza, ma anzi, la rafforza, trasformando la ‘monnezza’ in fastosa ornamentazione barocca.
Il linguaggio del film è un rosario pagano di cazzi, fighe, bocchini e inculate, pronunciato in maniera così naturale e consapevole, e con tale “innocenza”, da raggiungere veramente vette di puro e spassosissimo lirismo!
Centro del film, è l’essere umano, i suoi rapporti e la sua sensualità, e soprattutto l’infinita ricchezza del ‘femmineo’ e della “diversità”. La composizione magistrale della regia colpisce particolarmente per rigorosità ed equilibrio. Forte personalità nel dominio del montaggio delle immagini e del montaggio audio, attraverso l’efficace utilizzo dei tagli e delle iterazioni.
Mirabile il relazionarsi dell’obbiettivo, con delicatissimo equilibrio, a queste manifestazioni di popolare purezza.
Femminielli di Pezzella è un’opera veramente necessaria nel panorama artistico e culturale contemporaneo italiano, troppo spesso saturo di sterili esercizi di forma e vuota superficialità. Imperdibile. (Ak2deru)

Mi piace molto la recensione del caro amico compositore, pittore etc e tuttavia la crudezza del tutto mi ha dato, durante il film, una forma di esaurimento. La reiterazione continua, oltre che indiscutibilmente preziosamente artistica nella scelta del regista, si è  rivelata per me anche estenuante e alla fine sbuffavo e me ne sarei andata. Mi sentivo oppressa e sfiancata. Ha un che di ossessivo che non sempre è facile reggere. Napoli è così, estenuante in certe manifestazioni e fortissima, proprio dove il degrado potrebbe far pensare a povertà e fragilità. Al contrario, emerge una forza schiacciante e la capacità, unica chance per vivere, di strafottersene di tutto e di crearsi il proprio mondo, magari con addirittura un certo tono di autismo, di innocente autismo. Certo tutto assai potente e sgomentante. Si può dire sgomentante?      (Pia Maria Colavolpe)

È la mia città, non è così come la descrivono, direbbe qualsiasi napoletano, eppure è anche così direbbe il mio ideologico atteggiamento verso il molteplice. Quando ero piccola ed ancora oggi mi impressiona pensare a “o pisce” solo in una città di mare si poteva definire così. Rompere tutte le barriere moralistiche investigare sul proprio intimo desiderio, ripetere la parola donna e definendone i propri parametri, dico sempre che lì, proprio lì ho imparato gli estremi. (Laura Palmieri)

Femminielli – L’aria tra i vicoli

Raramente un film mi resta attaccato alla mente per tanti giorni. Da settimane – dopo averlo visto – il pensiero ricorrente è : cosa ne direbbe Ernesto De Martino di questo modo di rappresentare un fenomeno sociale così particolare? Dove finisce l’antropologia visiva, dove il documentario, perché alcune scelte narrative piuttosto che altre?

Si, perché in Femminielli al mostrare la vita quotidiana semplice e reale dei quattro protagonisti si affianca il loro recitare i momenti di vita quotidiana in quegli aspetti meno usuali, a volte in estinzione, come l’accapigliarsi tra donne durante una lite, il sogno/desiderio di maternità con rappresentazione delle doglie e del parto. Questa recita serve a ricostruire e salvare la memoria di un evento ormai raro.

Se il passaggio nei vicoli dei Femminielli abitualmente suscita solo una rapida interruzione del proprio fare, uno sguardo rapido, un sorriso ed un saluto; al comparire della telecamera tutti vogliono diventare attori, le donne in particolare cercano di attirare l’attenzione, ballano, cantano, esibiscono il corpo, intensificano la relazione con il Femminiello pur di entrare nell’inquadratura. A loro volta, quelli si irritano, non vogliono condividere la scena, sono prime attrici.

Incredibile la spontaneità poi nei momenti della vestizione. Nessun pudore, nessuna vergogna nell’esibire una biancheria intima ed un corpo entrambi sfatti. Nessuna remora a mostrare un laboratorio di cucina assolutamente improvvisato nel cucinino di casa. La Napoli popolare è così, non si riordina per ricevere ospiti, va tutto bene com’è: nulla è fuori luogo. Ciò che appare è che la figura del Femminiello facilita nelle donne la voglia di parlare di sesso, di toccarsi e toccare i corpi, di giocare sull’ambiguità dei termini e delle misure. Una volta era molto diffuso questo gioco ambiguo e liberatorio per le donne in quelle battute scambiate durante l’acquisto dal macellaio, dal pescivendolo, nei mercati (funzione persa con l’acquisto di merce pre-confezionata nei supermercati).

Che delizia la citazione dalla Gatta Cenerentola! Mi piace pensare che quella cantilena di rosario a 2 voci sia realmente entrata e rimasta nell’uso comune : “ uno due tre e quattro” “cinque sei sette otto”.

Ed infine, totalmente realistica la ripresa fissa e lunga del motociclista – attore involontario – fermo al centro della carreggiata che parla al cellulare imperterrito, incurante del passaggio di qualsiasi cosa e nessuno se ne stupisce … eccetto una superstite di un antico e desueto galateo.

Ho rivisto un filmato degli anni ’60 di una Tarantolata in piena crisi. Anche allora, quanto avrà influito la presenza della cinepresa sulla intensità della rappresentazione? Io dico che De Martino sarebbe lieto di questo lungo lavoro: per il rispetto dovuto a chi fa ricerca senza la fretta di produrre ma con il piacere di osservare.

(Rosalba Epifani- Pedagogista Chef)

Usanze e Rituali pt. 3

GIOVEDI’ SPERIMENTALE

a cura di Piero Pala

Giovedi 27 Giugno 2013 h. 22:00

“Usanze e Rituali pt. 3” (73 min)

Antonio Paradiso

“Teatro antropologico” 1970-80, 15 min.

 “Sculture filmate antropologiche” 1969-75,

episodi Tarantati, Pulcino, Navigazione dei colombi, Sacro e Profano, 25 min.

 Nino Pezzella

“Cocullo” 30 min.

 “Mia Zia” 1.30 x 1.30 min.

 

Cinema Filmstudio

Via degli Orti d’Alibert 1/c – Roma (Trastevere)

Ingresso €. 5,00

 INFOS:

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info@complusevents.com    info@filmstudioroma.com

Tel. 333 735 8983                 Tel. 334 178 0632

 

Giovedì 27 Giugno 2013 prosegue al Filmstudio la programmazione di film sperimentali e d’artista a cura di Piero Pala. In “Usanze e Rituali pt. 3” si rende omaggio allo scultore Antonio Paradiso, di cui i suoi film “Sculture filmate antropologiche”, 1969-75, e “Teatro antropologico” 1970-80, costituiscono degli imprescindibili documenti di cultura antropologica, etnologica, zoologica e geologica. L’artista qui ha realizzato un coinvolgimento empatico, attraverso l’azione e il resoconto documentativo, forte della consapevolezza che “dietro al rapporto corpo e macchina (mdp), corpo e sua estensione, c’è quello tra corpo e corpo, tra corpo come unicità e individualità e corpo come insieme.” (Anna Maria Cattaneo). Altrettanto dovuto è il riguardo verso il lavoro filmico di Nino Pezzella, di cui per questa serie di proiezioni sono proposti i suoi film metrici “Cocullo” e “Mia zia” dove i riti, culturali e religiosi, sono articolati con procedure strutturali che tengono conto del rapporto uomo e natura.

Si ringraziano:

Antonio Paradiso e Nino Pezzella

Usanze e Rituali pt. 3 (73 min.)

Teatro antropologico, Sculture filmate antropologiche, Cocullo, Mia zia 

Antonio Paradiso -Teatro antropologico

Antonio Paradiso, Teatro antropologico, 1970-80, 16mm, colore, sonoro, 15’

Antonio Paradiso Tarantati Tarantati

Antonio Paradiso, Navigazione dei colombi,1975

                                            Navigazione dei colombi                                                                                                                                

Antonio Paradiso Sacro e profano

Sacro e Profano

Antonio Paradiso, Sculture filmate antropologiche

1969-75, 16mm, colore, sonoro, 25’

Il film contiene i seguenti lavori:

Tarantati, Pulcino, Navigazione dei colombi, Sacro e Profano.

Il termine cultura inteso e collocato da diverso significato come “istruito”, e “non ignorante”, non è da recepirlo come tale, ma la sua collocazione scientifica-antropologica, implica la concezione filosofica della vita. La cultura può essere “ignoranza” può essere “non istruito”. Cicerone, introducendo il termine cultura, alla sua analisi, l’aveva paragonata alla coltivazione dei campi: da un animale può nascere solo un animale, da un campo, a seconda di come sarà coltivato, potrà nascere: frumento, alberi, ortaggi, ecc. Per cui il termine di cultura antropologica si può paragonare più a un campo che a un animale. L’uomo dalla sua nascita trova da assorbire, fronteggiare, contrastare come prodotto non della nautra ma di altri uomini vissuti prima di lui. Cultura di un individuo, è quell’atteggiarsi non volontariamente secondo i suoi istinti naturali, da rimanere nei vincoli delle leggi del gruppo sociale e cui l’individuo appartiene. Oggi l’intellettuale col termine cultura, non fa la battaglia per il libero pensare settecentesco, ma s’identifica col fanatismo politico, dove deculturalizzato, viene poi formato di credenze, veli e gesti di concezione standard. In genere quando si parla del termine “spessore di comportamento determinato”, si parla di manifestazioni che l’uomo esplica e cozzano insieme, sogni e chiacchere di tutti i tempi a discapito del vero, che è ragione. (Antonio Paradiso, 1977)

Pezzella Cocullo  Nino Pezzella, Cocullo, ITA, 2000-06, 16mm, colore, sonoro, 30’

Si tratta da un lato di un confronto tra l’arte ed il cinema e dall’altro di un culto religioso incentrato attorno al serpente, che risale ai tempi storici. A Cocullo, un piccolo villaggio Abruzzese, nel cuore dell’Italia, ogni anno in maggio, la statua di San Domenico è portata dentro le viuzze nel corso di una processione solenne. Serpenti vivi, appena usciti dal loro sonno invernale, si avvolgono tutto attorno alla statua (…) la processione si conclude sotto il frastuono dei petardi ed il suono delle campane. I serpenti sono in seguito rimessi in libertà. La bellezza di questa festa è anche incrementata dalla preparazione di diverse specialità culinarie (…) il film mostra, inoltre, i recenti interventi artificiali dell’uomo sulla natura, che modificano costantemente questo paesaggio arido. Così la costruzione di un’ampia autostrada che costeggia il lato della montagna come un serpente gigante, la cui la presenza “ha liberato” il villaggio da un isolamento secolare che, alla fine, aveva permesso a questo culto di esistere. Questa situazione ha comportato, tra l’altro, la comparsa del turismo con tutte le sue conseguenze.

Nino Pezzella mia zia

Nino Pezzella, Mia zia, 1989, 16mm, colore, sonoro, 1’30’’

Le mani di una donna in procinto di pulire dei pesci. Questi punti di vista; una processione pasquale, il mare, un paesaggio addomesticato – culturali e profani -, montati ad un ritmo prosodico dischiudono possibilità di associazioni e dimensioni metafisiche, ricercando nuovi mezzi di espressione filmica. Grazie al montaggio che crea un legame intenso tra l’immagine e il suono, Pezzella dona al film un tensione sostenuta, e la struttura di questo lavoro è collegata alla musica. Siamo di fronte ad un cortometraggio di grande intensità.