Oltreluce: Massimo Drago – Roma

 

Fotografia, Festival Internazionale di Roma, IV Edizione, 2005

Oltreluce di Massimo Drago (Roma)

mostra all’interno del Circuito Festival

a cura di Piero Pala

dal 7 al 28 maggio 2005

Rialto S. Ambrogio, Via Sant’Ambrogio, 4, Roma

“Fiat lux”(Genesi,I,3)

 

“Fiat lux”. Sia fatta la luce. Al principio di tutte le cose è la luce.

Essa genera la vita e illumina il cammino.

La luce che sorge dall’oriente e libera l’umanità dall’oscurità delle tenebre.

Alle origini della fotografia “scoperta per mezzo della quale non più l’uomo, ma la natura stessa è fatta di se medesima pittrice” la luce svela il suo mistero, diventando protagonista di un prodigio che “si opera in un momento, pronto come il pensiero e rapido come un raggio solare”. Anche le sperimentazioni off camera accompagnano costantemente l’evoluzione della fotografia, e sin dalle origini, da The Pencil of Nature di H.Fox Talbot alle Schadografie di Christian Schad, ai Rayographs di Man Ray, alle sperimentazioni di Laszlo Moholy-Nagy, fino ai lavori di Luigi Veronesi e Nino Migliori in Italia. E’ a questa storia che fa esplicito riferimento l’opera di Drago, attraverso il recupero di una sapienza artigianale antica e desueta, di una calcolata lentezza nei procedimenti che favorisce la riflessione sull’immagine e sull’uso che di essa se ne fa. A un mondo straripante di immagini patinate da consumare velocemente, egli oppone un universo minimale, fatto di delicate sfumature, di aloni carichi di mistero, di tenui contrasti chiaroscurali da contemplare ad un ritmo pausato, lento, come fuori dal tempo e dallo spazio. Egli fa tabula rasa di tutti gli orpelli di cui si ammanta inutilmente la fotografia, riportandola ad un “Ground Zero” di sapore apocalittico e temerario. La percezione del suo lavoro ci riporta così ad una dimensione di carattere mistico in cui, lontano dal razionalismo prospettico di marca occidentale, ritroviamo la serenità di uno sguardo sulle cose che ha il sapore del sogno, il riverbero nostalgico di un mondo onirico e fatato lontano da ogni contingenza, da ogni necessità e urgenza. E’ un oriente mitico quello evocato in queste immagini, ma concreta e urgente è la speranza nella luce che illumina le cose e libera finalmente l’uomo dall’oscurità delle tenebre. (Piero Pala)