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Raymonde Carasco: da Gradiva, la figura mitologica della donna che cammina, a gli indiani Tarahumaras, i nati per correre, visitati da Antonin Artaud negli anni ’30 durante il suo viaggio in Messico.

AccurataMente:

cammini particolareggiati come espedienti del procedere

A cura di Piero Pala

 

Si conclude presso il Centro Diurno San Paolo la rassegna cinematografica di quattro giornate dal titolo AccurataMente: cammini particolareggiati come espedienti del procedere a cura di Piero Pala, con film ed interventi specifici sul tema dell’arte e l’incontro con gli ambiti terapeutici. Giovedì 18 Maggio il programma di proiezioni verterà sull’omaggio a Raymonde Carasco che assieme a Régis Hébraud ha realizzato alcuni tra i più significativi poemi visivi etnografici.

Il progetto tematico Accuratamente nasce con la finalità di innescare un metodologia di mediazione culturale per un confronto aperto e differente tra l’ambito terapeutico e quello artistico. L’incontro di reciproca incidenza tra i due ambiti, l’interagire, spalanca porte e abbatte barriere di protezione. Il progetto è stato concepito come uno strumento di incubazione per orientare alla comprensione e alla messa in pratica di differenti processi di intervento terapeutico e altrettanti esiti artistici. A tale proposito la decisione di mettere in scena un’offerta culturale variegata ha sollecitato l’esigenza di articolare il progetto in quattro programmi di proiezioni cinematografiche.

 

Giovedì 18 Maggio 2017 ore 18:30

 

Raymonde Carasco: da Gradiva, la figura mitologica della donna che cammina, a gli indiani Tarahumaras, i nati per correre, visitati da Antonin Artaud negli anni ’30 in occasione del suo viaggio in Messico.

 

Se la ricerca formale, con tutte le implicazioni attinenti a un’estetica delle immagini, è propria del primo e unico cortometraggio di Carasco, Gradiva – esquisse I, 1978, che mette in scena delle azioni performate e adempiute su indicazioni motorie prestabilite dalla cineasta. Le immagini di Tarahumaras 78, 1979, attraverso una sintesi documentaristica del “reale” – priva di quel determinismo del sapere, praticato sin dagli albori del cinema entnografico – parlano di una lingua segreta. Quella zoé, che pur non liberandosi della morte contagia il pandemonio della vita; per questo forse i Tarahumara (Rarámuri – piedi leggeri, corridori scalzi, piedi idonei per la corsa – ) corrono, fuggono da una stasi che è concessa dagli stessi alla sola attività di contemplazione della natura, che è sempre gioia tranquilla. Nella componente sonora invece la prerogativa è della sola musica tradizionale e la consueta voce narrante fuori campo, sempre tipica dei documentari, è abolita con l’intento di far assurgere l’altra voce, quella misterica, colta e riferita da Artaud durante la sua devastante permanenza nella Sierra Madre in Messico.

Raymonde Carasco gradiva

Raymonde Carasco, Gradiva – Esquisse I, 1978, colore, sonoro, 25 min.

Fotografia: Bruno Nuytten, Montaggio: Anne-France Lebrun e Régis Hébraud

Musica: Paul Méfano, Flauto: Pierre Yves Artaud, Missaggio: Paul Bertault

“A partire dal tema di un racconto di Wilhelm Jensen “Gradiva” (un giovane uomo follemente innamorato di una andatura, vista in un antico bassorilievo e che raffigura una giovane pompeiana), Raymonde Carasco riesce a trasformare le immagini quasi realistiche in un balletto astratto del passo di “Gradiva” che non cessa di porsi al ralenti su un bassorilievo. Non si dimenticherà presto questo movimento che si crederebbe ripetersi all’infinito…“. (Gérard Courant. Cinéma 79)

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Raymonde Carasco, Tarahumaras 78, 1979, colore, sonoro, 30 min.          

Fotografia e montaggio Régis Hébraud – Violino, tamburo e flauto Tarahumaras 

La prima parte (15 minuti) è un montaggio di passi ritmici di uomini e donne nel loro andare e venire in chiesa la domenica e le corse rituali “carreras de bola y aro”. La seconda parte (10 minuti) prende in esame in particolare gli sforzi dei Tarahumara impegnati con il lavoro straziante della terra, la coltivazione del mais, la pulizia del “fagiolo”, la costruzione “di un chiquero.”. La terza parte (5 minuti) cerca di catturare le posizioni specifiche di questo gruppo etnico, quei lunghi momenti di contemplazione di un paesaggio in cui il corpo immobile e la roccia creano figure immemorabili, metà uomo, metà-cosmici.

 

Si ringrazia Régis Hébraud

 

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Andature consolidate: l’orizzonte storicizzante nei progetti filmici etnografici sul territorio italiano

AccurataMente: cammini particolareggiati come espedienti del procedere

a cura di Piero Pala

 

Prosegue presso il Centro Diurno San Paolo la rassegna cinematografica di quattro giornate dal titolo AccurataMente: cammini particolareggiati come espedienti del procedere a cura di Piero Pala, con film ed interventi specifici sul tema dell’arte e l’incontro con gli ambiti  terapeutici. Giovedì 4 Maggio il programma “Andature consolidate: l’orizzonte storicizzante nei progetti filmici etnografici sul territorio italiano” delinea un percorso, una multiforme risorsa, dove lo stordimento dell’antropocentrismo s’incrina, sulla singolarità e irripetibilità dei riti, degli usi e della formazione religiosa.

Il progetto tematico Accuratamente nasce con la finalità di innescare un metodologia di mediazione culturale per un confronto aperto e differente tra l’ambito terapeutico e quello artistico. L’incontro di reciproca incidenza tra i due ambiti, l’interagire, spalanca porte e abbatte barriere di protezione. Il progetto è stato concepito come uno strumento di incubazione per orientare alla comprensione e alla messa in pratica di differenti processi di intervento terapeutico e altrettanti esiti artistici. A tale proposito la decisione di mettere in scena un’offerta culturale variegata ha sollecitato l’esigenza di articolare il progetto in quattro programmi di proiezioni cinematografiche.

 

Giovedì 4 Maggio 2017 ore 18:30

Andature consolidate: l’orizzonte storicizzante nei progetti filmici etnografici sul territorio italiano

 

Il programma è incentrato su due imprescindibili opere filmiche etnografiche – La Taranta, 1962, del regista e sceneggiatore Gianfranco Mingozzi e Sculture filmate antropologiche, 1969-75, dell’artista Antonio Paradiso. L’apporto di Ernesto De Martino – storico delle religioni e etnologo, valente conoscitore delle  problematiche del meridione d’Italia – fu fondamentale per il concepimento del documentario di Mingozzi che difatti deve la sua realizzazione alla ricerca interdisciplinare sul campo intrapresa da un gruppo di studiosi guidati da De Martino in Puglia ed in particolare nel Salento attorno al fenomeno del tarantismo. D’impostazione esente dal rigore scientifico, ma pur sempre sul versante dell’etnocentrismo critico, sono invece le 4 parti contenute in Sculture filmate antropologiche, girate dallo scultore Paradiso. L’artista qui ha realizzato un coinvolgimento empatico, attraverso l’azione e il resoconto documentativo, forte della consapevolezza che “dietro al rapporto corpo e macchina (mdp), corpo e sua estensione, c’è quello tra corpo e corpo, tra corpo come unicità e individualità e corpo come insieme.” (Anna Maria Cattaneo).

Gianfranco Mingozzi La TarantaGianfranco Mingozzi La Taranta2

Gianfranco Mingozzi, La Taranta, 1962, 35mm, b/n, 20 min.

Musiche originali registrate da Diego Carpitella – Direttore della fotografia Ugo Piccone – Consulenza di Ernesto De Martino – Commento di Salvatore Quasimodo

Primo documento filmico realizzato attorno al fenomeno del tarantismo durante l’estate del ’62 a Galatina, nelle Puglie. Il progetto documentaristico di Mingozzi nacque dalla lettura del saggio La Terra del rimorso, 1961, scritto da Ernesto De Martino a seguito della campagna etnografica pluridisciplinare avviata durante il 1959 nel Salento.

Antonio Paradiso TarantatiAntonio Paradiso, Navigazione dei colombi,1975

Antonio Paradiso Sacro e profano

Antonio Paradiso

Sculture filmate antropologiche, 1969-75, 16mm, colore, sonoro, 25 min.

Il film contiene i seguenti lavori: Tarantati, Pulcino, Navigazione dei colombi, Sacro e Profano.

“Il termine cultura inteso e collocato da diverso significato come “istruito”, e “non ignorante”, non è da recepirlo come tale, ma la sua collocazione scientifica-antropologica, implica la concezione filosofica della vita. La cultura può essere “ignoranza” può essere “non istruito”. Cicerone, introducendo il termine cultura, alla sua analisi, l’aveva paragonata alla coltivazione dei campi: da un animale può nascere solo un animale, da un campo, a seconda di come sarà coltivato, potrà nascere: frumento, alberi, ortaggi, ecc. Per cui il termine di cultura antropologica si può paragonare più a un campo che a un animale. L’uomo dalla sua nascita trova da assorbire, fronteggiare, contrastare come prodotto non della natura ma di altri uomini vissuti prima di lui. Cultura di un individuo, è quell’atteggiarsi non volontariamente secondo i suoi istinti naturali, da rimanere nei vincoli delle leggi del gruppo sociale a cui l’individuo appartiene. Oggi l’intellettuale col termine cultura, non fa la battaglia per il libero pensare settecentesco, ma s’identifica col fanatismo politico, dove deculturalizzato, viene poi formato di credenze, veli e gesti di concezione standard. In genere quando si parla del termine “spessore di comportamento determinato”, si parla di manifestazioni che l’uomo esplica e cozzano insieme, sogni e chiacchere di tutti i tempi a discapito del vero, che è ragione.“ (Antonio Paradiso, 1977)

 

 

Si ringraziano gli autori e gli aventi diritto

 

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